Logopedia

La logopedia è la disciplina che mira alla diagnosi ed alla cura dei disturbi della comunicazione. Questa frase abbraccia un campo vastissimo, con una serie di sfaccettature che bisognerebbe approfondire. La comunicazione è fatta di moltissime cose oltre alle parole: gesti, tempi di conversazione, intonazione della voce, costruzione della frase, scelta di alcune parole piuttosto che di altre. Insomma comunicare non è solamente parlare, come parlare non significa necessariamente comunicare. Ad esempio, quante volte avete sentito parlare qualcuno con un’intonazione della voce così monotona da non riuscire più a seguire il discorso distraendovi?

Mio figlio ha 3 anni e parla male, cosa fare?

La logopedia è proprio la scienza che studia tutto questo, o meglio è la scienza che studia la patologia che investe tutto questo; è quella che risponde alle domande: – Perché non riesco a parlare bene? – Come posso curare il mio difetto di pronuncia? – Perché balbetto? – Come posso fare a parlare meglio? – Come posso curare il mio disturbo del linguaggio? – Perché non capisco quello che ascolto? – Perché ho la voce rauca? Come posso curarla? – Perché il mio bambino parla male? – Perché il mio bambino ancora non parla? – Perché il mio bambino pronuncia male alcune lettere? – Perché il mio bambino non sa leggere bene? – Perché il mio bambino non sa scrivere bene? E a tante, tante altre domande.

Cos’è un logopedista

Un logopedista è il professionista che effettua la diagnosi e prende in carico un paziente con disturbi di linguaggio. Il logopedista ha una laurea che lo abilita alla professione e lavora fianco a fianco a medici specialisti che gli inviano i pazienti per la riabilitazione. Come molti altri professionisti può esercitare da libero professionista o lavorare come dipendente in una struttura sanitaria. Come lavora il logopedista? Per rispondere a questo quesito è necessario svelarvi tutte le fasi del suo lavoro:

 

Anamnesi: la prima cosa che fa il logopedista è raccogliere dati; l’anamnesi consiste in domande che mirano a scoprire se ci sono notizie rilevanti nel passato del paziente, nella sua storia clinica o in quella della sua famiglia. Per farvi un esempio, sapere che la mamma di un bambino ha parlato per la prima volta all’età di 4 anni può essere un indizio della presenza di familiarità per ritardo di linguaggio.

Test e osservazione: la diagnosi vera e propria si effettua molto spesso con la somministrazione di test che, confrontati con i dati di normalità, danno degli indici quantificabili del grado di disturbo. Tuttavia non tutti i disturbi del linguaggio prevedono l’applicazione di test, delle volte una conversazione e la semplice osservazione del bambino può fornire un quadro della situazione. L’esperienza e la preparazione del logopedista sono fondamentali. Alcune volte saranno necessarie delle consulenze da parte di figure esterne (psicologo, otorinolaringoiatra, neuropsichiatra infantile, psicomotricista, fisioterapista etc.)

Presa in carico: in caso di necessità, se il logopedista ritiene di dover prendere in carico il paziente sottoponendolo ad una terapia di riabilitazione farà, insieme al paziente, un piano di lavoro mirato al recupero dei disturbi. A seconda del disturbo le sedute possono variare da 1 a settimana ad un intervento quotidiano, le tempistiche sono molto variabili.

Test conclusivo o di controllo: durante o a fine terapia il logopedista effettua nuovamente l’eventuale test per monitorare il miglioramento della situazione. È d’obbligo fare un appunto: il logopedista generalmente stila una vera e propria relazione sulla condizione del paziente, la sua decisione di effettuare da 1 a 5 sedute a settimana non dipende dalla patologia, ma molto più dal paziente. Supponendo di avere due bambini con ritardo del linguaggio, dove entrambi semplicemente hanno difficoltà a pronunciare “la lettera S” (che nel nostro gergo si chiama fonema), potrebbero avere bisogno di tempi diversi e di approcci diversi perché fondamentalmente sono bambini diversi. Troppo spesso ci si paragona ad altre situazioni cliniche non dimenticando che siamo tutti casi a sé stanti!