Categoria: salute

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La cattiva respirazione
La cattiva respirazione

“Lo scopo della respirazione è evidente: introdurre nel sangue l’ossigeno necessario per far vivere gli organi” (Johannes Peter Müller).

La salute dei tessuti dipende dall’ossigenazione del corpo, una respirazione sbagliata o difficoltosa ha conseguenze negative sulla salute mentale e fisica.
Nella norma la respirazione a riposo è di tipo nasale, mentre quella di tipo orale si presenta solo in determinate condizioni di sforzo fisico, di raffreddore, di condizioni di ansia e paura. Molte volte, quando il fenomeno è continuo si debbono ricercare cause nel cattivo passaggio del flusso dell’aria attraverso le vie nasali.
È indicata una visita periodica sia dall’otorinolaringoiatra che dall’ortodontista: turbinati ipertrofici, mucose infiammate da raffreddamenti o da sensibilizzazione allergica, ipertrofia delle tonsille e adenoidi, palato ogivale, morso aperto anteriore, abitudini viziate quali l’interposizione del dito o della lingua tra le arcate dentarie.

Il complesso oro-naso-faringeo è una unità funzionale per cui si crea spesso un circolo vizioso patologico.
Il bambino che non riesce a respirare con il naso, di giorno passa buona parte del suo tempo a bocca aperta senza accorgersene e di notte tende a russare durante il sonno; questi bambini si ammalano frequentemente trascorrendo la maggior parte dell’anno in compagnia di raffreddori, riniti, tonsilliti, a scuola hanno difficoltà di apprendimento e cali di attenzione.
Quando il bambino respira con la bocca, una considerevole quota di aria inspirata salta il fisiologico filtro costituito dall’epitelio nasale ciliato e investe non preriscaldata le fosse nasali e il tessuto adeno-tonsillare.
Le tonsille e le adenoidi fungono da barriera ai microbi inalati durante la respirazione e sono quindi importanti per aiutare il sistema immunitario.
Il passaggio d’aria attraverso la bocca altera la mucosa orale per eccessiva secchezza, ostacola il passaggio d’aria verso i seni mascellari e frontali con mancato appiattimento del palato che diviene stretto ed ogivale….

Per continuare a leggere il contributo del prof. Roberto Deli è possibile scaricarlo cliccando qui

Conservare i denti da latte per la futura salute dei propri figli è utile?

Diverse ricerche riportano che i denti da latte siano una fonte ricchissima di cellule staminali, ossia di proto cellule coltivabili in più tipi di cellule. Questa informazione potrebbe implicare che se un bambino ne avrà bisogno, attingendo le cellule staminali dai propri denti da latte caduti, queste si potranno utilizzare per più scopi clinici. Stiamo però parlando di teorie che sono molto lontane dall’essere messe in pratica perché, se il ricavare cellule staminali dai denti da latte è possibile, in che modo questo possa “salvare la vita” è ancora tutto da stabilire.

Negli ultimi tempi stanno circolando, inizialmente negli Stati Uniti ed ora ovviamente anche in Italia, diversi post sui social network e anche alcuni articoli sui giornali online ( qui riportiamo quello apparso su ILTEMPO.IT) che suggeriscono ai genitori di raccogliere e conservare “con urgenza” i denti da latte dei bambini nel momento in cui cadono e questo per la loro potenziale utilità nei trattamenti medici di cui – da adulto – il bambino potrebbe necessitare.

Purtroppo però, ad oggi questa è una notizia che è una via di mezzo tra realtà scientifica e bufala, perché spesso la questione viene presentata in modo ambiguo e parziale, con l’obiettivo poco nobile di sfruttare la carenza di informazioni per guadagnarci quattrini.

A che punto è arrivata la ricerca

Partendo quindi dalla situazione attuale della ricerca medica, sono diversi gli studi che hanno dimostrato che nella polpa dei denti da latte si trova una elevata concentrazione di cellule staminali di tipo adulto. In aggiunta, queste cellule hanno proprietà molto interessanti poiché possono vivere a lungo, crescere rapidamente in cultura e, se adeguatamente stimolate, possono potenzialmente indurre la formazione di dentina, tessuto osseo e cellule neuronali. Per tutta questa serie di motivazioni gli scienziati ipotizzano che i denti da latte possano diventare, in futuro, una fonte importante e facilmente accessibile di cellule staminali da manipolare in laboratorio per riparare denti, ossa, lesioni e malattie del sistema nervoso. Utilizzando, per ogni adulto, i propri denti da latte adeguatamente conservati fin dalla tenera età.

Il business delle banche private delle staminali

Già dal 2003 intanto, le banche private delle staminali raccoglievano e crio-conservavano, ovviamente a pagamento, anche le staminali contenute dei denti da latte. Anni in cui, attraverso un pagamento di un migliaio di euro per l’attivazione del servizio di conservazione e, successivamente, il pagamento di un centinaio di euro come canone annuo, le banche stanno provvedendo a conservare qualcosa che in un futuro imprecisato potrebbe avere qualche implicazione pratica.

Il conflitto fra la speranza e la certezza

Semplicisticamente, potremmo ridurre la questione nel mettere sulla bilancia se i potenziali benefici derivanti dalle staminali dei denti da latte siano sufficienti per giustificare la spesa. Domanda la cui risposta, sebbene stiamo parlando di salute, può dipendere anche dalla disponibilità economica di ciascuna famiglia. Comunque, cercando di fare chiarezza, oggi sappiamo che:

  • Ad oggi, nessuna procedura clinica ha autorizzato l’utilizzo di cellule staminali dentali e tantomeno vi sono notizie sul se e sul quando possa arrivare il primo via libera.
  • Di certo si sa che le cellule staminali dei denti da latte siano in grado di generare la dentina e la polpa dentaria, mentre per tutte le altre derivazioni che spesso si leggono ciò è qualcosa di “potenziale” ed “ipotizzato”.
  • Gli esperti sostengono che al momento sia estremamente “prematuro considerare le staminali dentali come una fonte di cellule per sostituire o rigenerare altri tessuti” mentre troppo facilmente gli viene attribuita questa caratteristica. Se ne parla, per esempio, in questa pubblicazione.

In conclusione

Stiamo parlando di un argomento che è ancora agli albori e di cui le vere applicazioni mediche sono lontane dall’essere accertate perciò l’argomento dovrebbe essere posto come un “investimento sulla salute” e non come “metodo salva vita”. Di certo, nessun articolo sul web o sui social dovrebbe rappresentare un punto di riferimento su un tema delicato come quello della salute dei propri figli e, piuttosto, parlare con il proprio medico di fiducia è il miglior consiglio che si possa dare.

 

N.B.: questo articolo è stato preso dal sito clinicdentalhouse.com ed è possibile trovarlo a questo indirizzo.

L’importanza dei denti da latte

Tutti sappiamo che gli esseri umani, durante l’arco della vita, sviluppano due tipi di dentature e troppo spesso l’attenzione si sofferma soltanto su quella permanente.

La prima è formata dai denti decidui, più comunemente conosciuti come “denti da latte”, i quali crescono e accompagneranno il bambino durante tutto il suo sviluppo.

La loro funzione non è soltanto quella del favorirgli una corretta masticazione ma, parallelamente, anche di fargli mantenere lo spazio in bocca per i denti definitivi e a sviluppare l’uso della bocca per l’uso della comunicazione verbale.

Perciò, differentemente da quanto si crede comunemente, risulta indispensabile sapere come curare adeguatamente i denti da latte.

Denti Decidui, 20 e importanti

Ma per meglio conoscere il tema di cui stiamo parlando, innanzitutto vediamo come è composta la dentizione primaria dei bambini che, in sintesi, è così composta:
– 8 incisivi
– 4 canini
– 8 molari

Come è possibile notare dalla grafica soprastante, vi sono degli archi temporali in cui sono previste la crescita (eruzione) e la perdita dei denti decidui; una prematura perdita di alcuni dei denti da latte può essere causa di una crescita non corretta dei denti permanenti o, addirittura, portare a deviazioni mandibolari.

In estrema sintesi, i primi dentini appaiono tra i sei mesi e i due anni e mezzo, hanno una durata di circa sei anni e dopo tale periodo inizia ad apparire la seconda dentizione, quella definitiva. Il processo si può prolungare fino agli undici/tredici anni.

A partire dai cinque/sei anni inizia quindi questa fase di passaggio, chiamata di dentizione mista, ossia la fase in cui è opportuno adottare nuove abitudini di igiene orale e di prevenzione affinché i denti permanenti possano conservarsi sani.

La carie nei denti da latte

La carie dentaria si forma a causa dei batteri che rilasciano acidi che si depositano sulla superficie del dente e che attaccano e distruggono lo smalto, aprendo così la strada verso i tessuti più vulnerabili all’interno e causando i primi fastidi o dolori. Le iniziali lesioni dello smalto sono riconoscibili come macchie bianche, a volte anche molto piccole, definite aree di demineralizzazione o white spot.
Per quanto riguarda i denti da latte poi, essendo lo smalto dei denti dei bambini più sottile e poroso rispetto a quello degli adulti, la lesione cariosa tende a crearsi con più facilità, distruggendo più velocemente smalto e dentina dei denti da latte. Spesso, purtroppo, si tende a sottovalutare questo aspetto e ci si limita a portare il bambino dal dentista quando la carie si trova già in uno stadio molto avanzato, costringendo così il medico a realizzare un trattamento endodontico del dente deciduo (eliminando cioè il nervo interno del dente e medicandolo).

Un controllo periodico

Portare il proprio bambino a fare un primo controllo ai denti al compimento del suo primo anno di età e, da lì, sottoporlo a visite di controllo ogni 6 mesi, non è quindi un eccesso di attenzioni ma, semplicemente, una buona abitudine per salvaguardare la salute dei denti del bambino. Così facendo, infatti, sarà possibile ricevere dal proprio dentista sia le informazioni sullo stato di salute della dentatura del figlio che quelle sul come mantenere una corretta igiene orale e sull’alimentazione appropriata da seguire per limitare l’insorgenza di carie.
Inoltre, le visite a cadenza regolare sono importanti anche perché in questo modo il bambino può cominciare a prendere confidenza con l’ambiente e, in caso di necessità in futuro, si potrà agire più facilmente.

 

N.B. Questo articolo è stato preso dal sito clinicdentalhouse.com e si trova a questo indirizzo

La plastica nemica dei denti dei bambini

La plastica renderebbe i nostri denti più deboli e causa carenza di smalto! Questo il risultato dello studio condotto dall’INSERM (Istituto Nazionale Francese di Salute e Ricerca Medica) e che punta il dito direttamente contro Bisfenolo A o BPA, componenti presenti nelle plastiche delle bottiglie realizzate per contenere liquidi e in altri contenitori di tipo alimentare. Essi, combinate ad un fungicida molto diffuso nei vigneti, il Vinclozolin, producono un effetto che interferisce direttamente con il funzionamento di alcuni ormoni.

Pericolo ipomineralizzazione

La relatrice dello studio del team francesce, la dott.ssa Katia Jadeon, spiega che “Proprio da tale squilibrio ormonale deriva una crescita rallentata e ridotta dello smalto dentale in aggiunta alla successiva comparsa di una patologia dentale nota come Molar Incisor Hypoplasia (o MIH)”.

La Molar Incisor Hypoplasia o MIH colpisce sempre più giovani in Italia e all’estero e si presenza con delle antiestetiche macchie che virano dal bianco al giallo bruno, associate a carenza di smalto dentale. Si verificano sia a livello degli incisivi che nei primi molari. Il lato negativo è che lo smalto dei denti, a differenza delle ossa, non si può riformare – per cui tutti i cambiamenti e i danni divengono irreversibili.

Diagnosi del MIH

Per una diagnosi accurata si utilizzano microscopi e test radiografici. Generalmente il dente affetto da MIH ha un basso contenuto di calcio e fosfati e uno smalto contraddistinto soprattutto da magnesio. Inoltre si assiste a una quantità abnorme di proteine della formazione dello smalto.

La colpa data agli interferenti endocrini

Alcuni studi effettuati sui ratti hanno mostrato che il MIH è spesso associato a una lunga esposizione al BPA. Nei ratti, infatti, è stato indotto fornendo una dose simile a quella che potrebbe essere ingerita quotidianamente da un essere umano. Il test è stato effettuato somministrando il BPA con o senza il Vinclozolin.

Rilevate modifiche a livello genetico

Raccogliendo le cellule dalla superficie, il team ha scoperto la diretta relazione che il BPA ed il Vinclozolin hanno con il cambiamento riscontrato con l’espressione di due geni deputati alla mineralizzazione dello smalto dei denti. Ma non solo: in una seconda fase gli scienziati hanno prelevato alcuni campioni di cellule ameoblaste – cellule che producono lo smalto dei denti – e s

ono arrivati alla conclusione che la presenza di ormoni sessuali come gli estrogeni e il testosterone potenziano l’espressione dei geni coinvolti nella formazione dello smalto dentale. Tuttavia, sia il Vinclozolin che il BPA riducono la formazione di tali ormoni con conseguenti danni ai denti.

Comunque sia, il dato più allarmente di questa ricerca è che l’interferenza ormonale esercitata dal BPA e dal Vinclozolin, si è rivelata particolarmente forte sui bambini ed arreca danni permanenti per la loro dentatura adulta. Infatti, lo smalto viene prodotto dal corpo a partire dal terzo trimestre di gravidanza, per arrestarsi a 5 anni. Se in questo arco di tempo vi sono sostanze che ne ostacolano la normale crescita, il danno è irreversibile poiché, diversamente dalle ossa, il rivestimento dentale non si riforma più.

 

N.B. Copia di questo articolo è possibile trovarla sul sito clinicdentalhouse.com a questo indirizzo